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NOVITA'

Le ultime uscite discografiche: Roberto Menabo', Henry Carpaneto, Daniel De Vita, Angelo Adamo, Roberto Formignani, Mancon Blues, ArmonicheEmiliane

 
 

Roberto Menabo' "The Mountains Session "
http://www.robertomenabo.it
www.facebook.com

Se c'è una persona alla quale devono molto gran parte dei musicisti blues e di tutti coloro che amano questo genere musicale, bene, questa persona si chiama ROBERTO MENABO'.
La sua attività in campo musicale va oltre la normale disciplina che porta a cimentarsi con uno strumento: Menabò nel Blues si è sempre immerso in maniera totale, divenendo nel contempo uno storico del Blues. Se non si parte da questo preambolo, il suo ultimo THE MOUNTAIN SESSION rischia di non venire apprezzato a fondo. Questo menestrello del terzo millennio, cantastorie raffinato e colto, rapisce quando parla dal vivo di questa o quella "vita affogata nel Blues", dalla quale trae ispirazione ed invita tutti nel suo viaggio alla scoperta di un Blues della primissima ora, forse dimenticato, un Blues non obbligatoriamente incasellato nella sequenza I-IV-V della struttura più nota, divenuta uno standard negli anni seguenti. Un Blues finemente mixato con un country della sua amata collina bolognese, che nella copertina del CD sembra il famoso crocicchio di Johnson. Il suo fingerpicking e il suo arpeggiato imbroglia l'ascoltatore, portandolo a pensare che due o tre chitarristi si siano radunati per l'esecuzione del brano, e invece è solo lui, con una semplicità disarmante che non puo non colpire, alla quale associa anche una buona dote canora. Simpatico anche l'uso del vocalizzo ad imitazione della tromba di "Shake that thing". Le quattordici tracce raccolte nel CD mostrano il carattere spiritoso di Menabò (la meravigliosa "Una jam sul tram" o ancora "Spuma bianca e juke box") che, al di là di quello che può sembrare un gioco, colpiscono per il gusto e la qualità esecutiva. Scorrendo tra le tracce non possono non saltare all'occhio titoli quali "L'ultima littorina" o "A casa di Simone ragionando di Primitive Guitar", che, di per sè, potrebbero perdere quel gusto (sbagliato) che il titolo americaneggiante o comunque straniero suona sempre come un valore aggiunto: non dimentichiamo che Muddy Waters, a "casa nostra", risulterebbe Acque fangose", per cui ben venga l'uso dell'italico idioma.
Menabò difficilmente delude, sia all'interno di un CD che tra le righe di un suo libro, guardacaso, sul Blues: un conoscitore veramente unico di anfratti di storia difficilmente noti ai più e che, spesso e volentieri, tornano alla luce nella sua musica.
Splendido
Paolo Santini

 
 
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Henry Carpaneto "Pianissimo"
www.henrycarpaneto.com
www.facebook.com/henry.carpaneto

"Quando ho sentito per la prima volta Henry al piano, non pensavo fosse un musicista italiano -dice Tony Coleman, per anni batterista di B.B. King- avevo la sensazione che si trattasse di un musicista black".
Questo si può leggere girovagando sulla Rete, in merito al secondo lavoro di HENRY CARPANETO, eccellente pianista blues per autodefinizione, ma non si può non rilevare il mix carico di influenze jazz che condiscono questo suo "PIANISSIMO" che, a sei anni dall'uscita del suo CD d'esordio "Voodoo Boogie" (ne parlammo anche su Bluestime.it a suo tempo), replica la qualità e le doti già ampiamente dimostrate in passato.
Influenze innegabili in "Empty", bellissima,con ambientazione fumosa da jazz club a stelle e strisce, che segue il ritmo trascinante di Tumbling, innegabilmente Bluesy, a conferma della versatilità pianistica di Carpaneto. E via via con un equilibrato alternarsi di ritmo e ballad molto piacevole, nel quale le collaborazioni con una brass section di grande valore arricchisce brani come Nola o Moanin. My kinda slow ricorda vagamente Stormy Monday, a parte i continui cambi di tonalità, che danno modo a Henry di dare sfogo a "soli" di notevole carattere, senza mai scadere nella banalità. Non si può non sottolineare la dolcezza della Title Track, nella quale socchiudendo gli occhi, si coglie un retrogusto di Norah Jones. E dopo la dolcezza, via nuovamente con la coinvolgente Cold Duck Time, a conferma dell'avvicendamento di forti sensazioni che questo CD trasmette.
Dodici perle prevalentemente musicali, tra le quali spunta solo Strong Woman quale brano con un inteprete vocale quale Tony Coleman.
Complessivamente un gran bel lavoro che pone Carpaneto ai vertici del Blues/Jazz italiano.
Da non perdere
Paolo Santini

 
 
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Daniel De Vita "Lost in Translation "
www.danieldvita.com

Blues senza confini, dalla terra che ha dato i natali al tango, DANIEL DE VITA mostra piglio da bluesman di vaglia col suo ultimo lavoro LOST IN TRASLATION. Quarto lavoro del cantante chitarrista argentino, primo CD nel quale si cimenta con brani scritti di suo pugno, avvalendosi della collaborazione di bravi musicisti quali Nicolas Raffetta (hammond e piano), Mariano D'Andrea (basso), Gabriel Cabiaglia (batteria) e Nicolas Smoljan (armonica), Daniel mostra cipiglio da bluesman "alla vecchia", riportandoci alle atmosfere del primo blues. Non a caso, sua fonte di ispirazione sono i grandi quali Muddy Waters, Little Walter, Memphis Slim, ai quali il suo primo CD risalente al 2015 fu tributo. L'ascolto delle nove tracce che compongono il CD mettono in luce un attento studio del genere come pure l'influenza europea che nel blues si pone come contaminazione rispetto al solco definito dai padri negli States. Nel CD troviamo brani strumentali (Black Chicken 37, Breaking the praise, DFW) che danno modo a Daniel di mettere in luce la propria abilità come chitarrista, mentre nei restanti si propone nella doppia veste di strumentista e di cantante. L'atmosfera sale decisamente di livello man mano che si snocciolano i brani, fino alla trascinata ballad "6 years blues", la cui struttura ricorda molto la celeberrima Stormy Monday.
Complessivamente questo primo lavoro nel quale De Vita propone propri brani, convince. Daniel pone il blues come il genere senza confini che ci piace, contaminazioni comprese.
The Blues never dies.
Piacevole
Paolo Santini

 
 
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Angelo Adamo "Solo Duo Trio "
www.angeloadamo.com

Eclettico:"...chi, nell’arte o nella scienza, non segue un determinato sistema o indirizzo, ma sceglie e armonizza i principî che ritiene migliori di sistemi e indirizzi diversi...".
Probabilmente nessun aggettivo si addice maggiormente ad ANGELO ADAMO dopo l'ascolto del suo ultimo CD SOLO DUO TRIO. Da sempre sostenitore di una teoria non comunemente sostenuta nell'ambiente musicale: "...con la mia armonica devo essere in grado di affrontare tutti quei brani che grandi interpreti hanno reso celebri con i loro strumenti, che possono essere tromba, sassofono ecc..." e questo pensiero, quasi una filosofia di vita, provvede a rendere maggiormente universale il concetto di Musica. Notevole la ricerca del sottile equilibrio tra le sonorità dei fiati, rivisitati dall'armonica, senza che quest'ultima perda la propria identità strumentale.
Da queste premesse ha origine il CD, nel quale i brani, alcuni famosi standard jazzistici ed altri composti dallo stesso Adamo, si susseguono rendendo ben manifesta l'impronta dell'esecutore. Nel solco della miglior tradizione jazz che va Miles Davis a Wayne Shorter, analizzati nel rispetto filologico che contraddistingue Adamo, armonicista di abilità tecnica più che eccelsa. L'armonica cromatica, strumento solista per eccellenza, trasformato in strumento da accompagnamento nel solco delle medesima universalità, suonata, a volte quasi "spremuta", ad ottave oppure ad accordi, in modo da renderla sottofondo del suo stesso assolo, ovvero l'aspetto "DUO" del CD. Senza comunque disdegnare collaborazioni ritmiche importanti (quali quelle dei fidi PAOLO GHETTI al contrabbasso e GIANCARLO BIANCHETTI alla batteria, a completare il "TRIO" base delle formazioni Jazz.
E, come ogni armonicista cromatico di vaglia, non poteva certo mancare anche il viaggio nella musica classica, "scomodando" il Padre del buon temperamento: ecco quindi l'omaggio a Bach, "coinquilino" di Miles Davis nella tracce 2 e 10, che con i Preludi n°1 e n°2 per violoncello occupa la parte iniziale di queste tracce per poi lasciare il posto alle modali All Blues e So What. Avevamo già potuto apprezzare l'aspetta classico di Adamo in alcuni video interessanti, girati all'interno di osservatori astronomici, divenuti quasi una vera e propria serie, nei quali, tale silenziosa ambientazione (molto d'effetto la cupola dei telescopi che viene aperta, il telescopio direzionato, dopodichè parte la musica con il naturale riverbero dell'ambiente circostante) crea un impatto emotivo e spirituale di notevole portata. E, proprio per tale motivo, avremmo visto con occhio benigno che tali classici occupassero un brano senza missaggi, cosa che, forse, li rende un po' troppo prolissi: la musica dal vivo può lasciare spazio alle improvvisazioni più libere, ma l'ascolto di un CD può portare a confondere l'ascoltatore.
Molte le occasioni di dedica, ad affetti presenti e passati, collaborazioni che vantano anche la bella voce di LARA LUPPI (di lei abbiamo già scritto in passato). Commovente la dedica al padre Giovanni con la toccante "Rifiorirai in quel prato", che arriva direttamente al cuore, ottima traccia di chiusura del CD.
Complessivamente, un ottimo lavoro, di quelli ai quali Adamo ci aveva abituato sia con Caronte che con il tematico The Night Has A Thousand Eyes.
Eccellente
Paolo Santini

 
 
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  Roberto Formignani "Roberto Formignani"

Esordio solista per ROBERTO FORMIGNANI che col CD omonimo dà ulteriore risalto alla sua visione della musica. Una visione che passa dalla carriera ormai quarantennale del chitarrista ferrarese, visione che riprende temi cari, ultimamente manifestati anche nei brani dei THE BLUESMEN, quartetto da lui stesso fondato, col quale tutt'ora prosegue l'attività concertistica live. Una visione che considera tutto il vissuto musicale, analizzandolo profondamente e partendo dalle origini. Dodici tracce, di cui undici composte dall'autore, con la sola eccezione di RUMBLIN' ON MY MIND di Robert Johnson. Non a caso, il brano di apertura è dedicato a MUDDY WATERS (notoriamente altro padre del Blues, autore di Mannish Boy, presa in prestito per dare un nome alla prima band di Formignani, la "Mannish Blues Band"). L'altalena di emozioni cambia decisamente ritmo con le considerazioni a tratti molto intimistiche che vanno da NOW WE ARE THEM (malinconica ballad in ricordo della gioventù, quando "...Life was like a game...", mentre oggi teniamo in mano il testimone passatoci dai nostri padri "...before it's their turn, and then ours...").
Si prosegue sul solco già tracciato nel CD REBELS dei THE BLUESMEN: allora la domanda era WHERE ARE THE REBELS?(Dove sono finiti tutti quelli che si definivano ribelli?), e con PLAY FOR THE REVOLUTION Formignani ribadisce ancora una volta che è la rivoluzione, vista come rifiuto della passiva accettazione di tutto quello che tende ad uniformare il pensiero, che ci tiene vivi e, quasi in opposizione con le considerazioni espresse nel brano precedente, sempre giovani dentro. Considerazioni riprese in maniera un po' differente anche in HIPPY e DIRTY AND RUDE. Un senso di libertà che viene ancora una volta riaffermato in FREE MAN e l'arma da brandire è ancora una volta quella chitarra, grazie alla quale "...In my life want to be all the time simply free, And the music is the thing it helps me to be free...". Probabilmente il brano migliore dell'intero album, caratterizzato da una linea melodica quasi totalmente orizzontale, resa dinamica dal tessuto armonico che la avvolge. E completata dalla presenza di amici storici colonne portanti dell'Associazione Musicisti di Ferrara, quali AMBRA BIANCHI (corista di gran vaglia, nonchè eccellente al flauto nel brano successivo) e MASSIMO MANTOVANI (dai cui tasti non esce mai un suono banale o suonato inutilmente). Bello il finale fade out con il piano lasciato solo per il closing.
Via via si snocciolano brani nei quali possiamo leggere i tratti somatici di Formignani: come nei quadri di un medesimo pittore, il pennello viene governato come fosse il proprio segno distintivo, una tecnica strumentale di notevole spessore. Sia essa acustica, elettrica, Fender o Gibson, Dobro, non importa: la chitarra viene accompagnata dalla voce di Formignani stesso e, per la prima volta, anche da qualche suo personale riff di armonica. Coadiuvato al basso da ALESSANDRO LAPIA e dal mitico ROBERTO "GRANITO" MORSIANI alla batteria.
Se amate il rap e la trap, probabilmente avete perso tempo a leggere queste righe, perchè i generi musicali e i testi esprimono quella Musica che in poche nicchie mantiene ancora la lettera iniziale maiuscola.
In tutti gli altri casi... consigliamo vivamente di procurarsi questo CD.
Bello.
Paolo Santini

 
 
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  Mancon Blues "Day by day "

Esordio discografico per il duo composto da MAX MANGANELLI e MARCELLO CONVERTINI, ovvero MANCON BLUES. Un duo affaciatosi già da tempo sulla scena musicale e dopo svariate performances dal vivo (che tutt'ora li vedono impegnati), hanno deciso di intraprendere la strada della registrazione. DAY BY DAY, un prodotto indubbiamente di notevole spessore: Convertini alla chitarra e voce solista, nonchè compositore di cinque delle sette tracce che compongono il lavoro, rivive magistralmente lo spirito del Blues alla "vecchia" (mi sia concesso l'uso di tale termine). Una voce bassa e profonda con una musicalità black veramente degna di menzione. I brani da lui composti sono proprio nel solco della tradizione, tanto da poter essere scambiati per quelli composti dai grandi del passato. Manganelli, già noto come "customizzatore" di armoniche (ovvero colui che personalizza lo strumento con lo scopo aggiuntivo di migliorarlo), offre un'immagine per alcuni inedita, ovvero quello di ottimo strumentista, a proprio agio sia con la diatonica che con la cromatica. I due classici contenuti nel CD, ovvero Dust my broom e Stone Fox Chase, vengono rivisitati in maniera assolutamente personale: ottima la soluzione studiata nel primo dei due, nel quale a metà brano il tutto si trasforma da duo acustico a band elettrica, conferendo una trascinante carica al pezzo musicale. La seconda diventa quasi un esercizio muscolare, ben condotto dall'inizio alla fine, con stile molto pulito e senza sbavature. Il tutto in chiave acustica, ovvero il palcoscenico sul quale ci si confronta senza la difesa di quell'amplificazione, a volte protezione delle piccole imperfezioni.
Un ulteriore aspetto interessante risulta ben chiaro nella traccia 6 Why don't you anch'essa a firma di Convertini: oltre ad essere forse il brano migliore del CD, risalta particolarmente l'aspetto di Manganelli quale bluesman alle prese con l'armonica cromatica. Badate bene: non è cosa da poco, perchè anche i grandi del passato hanno spesso utilizzato tale versione dell'armonica come se stessero utilizzando la diatonica, e ciò (almeno per chi scrive) snatura e svilisce lo strumento. Bene la interpretano i jazzisti oppure i musicisti classici, ma sempre nel proprio ambito legato al genere musicale, nel quale la cromatica meglio si adatta. Sentire tale armonica suonata per quello che essa è, ma in ambito blues come ci fa gustare Max Manganelli, è veramente una delizia per lo spirito. Inoltre, scusate il tecnicismo, in una tonalità, il FA minore, non particolarmente facile.
Un duo senz'altro degno di partecipare alle selezione per l'International Blues Challenge, in quanto ciò che emerge dall'ascolto del CD è in piena sintonia col concorso.
Consigliato
Paolo Santini

 
 
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  Le Armoniche Emiliane "Siorsi' l'Armonica ! "

Più volte è stato sottolineato che Bluestime si occupa di "Curiosità, Recensioni, Notizie e quant'altro vuoi sapere sul blues e non solo...". E ancora una volta è proprio di questo "non solo" che vogliamo parlare.
Un trio di armoniche che è giunto al loro terzo CD. Un trio composto da tre musicisti che, prima di esserlo, sono innanzitutto grandi amici. E non poteva essere altrimenti per un CD (SIORSI' L'ARMONICA!) che riporta alla memoria i duri momenti che gli alpini al fronte hanno dovuto affrontare insieme, magari passando qualche momento di libertà cantando qualcuno dei brani che la tradizione alpina ha reso celeberrimi. LE ARMONICHE EMILIANE (Gianluca Caselli, William Tedeschi e Gianandrea Pasquinelli) ci prendono per mano e ci conducono in un viaggio carico di quell'emozione malinconica, che commuove chiudendo gli occhi e volgendo il cuore verso le montagne. Emozione malinconica, ma non tristezza; e, se in qualche momento, proprio la tristezza dovesse pervadere l'animo, ecco subito un brano (come, per esempio, "Me compare Giacometo" per citarne uno a caso) che con la propria verve allegra, risolleva lo spirito. Canti alpini della tradizione montana del nord-est, luoghi che hanno assistito alle più sanguinose battaglie, con l'indubbio valore aggiunto di zone spesso impervie e climi sempre avversi. Un tributo sia alla tradizione, ma anche allo strumento, l'armonica appunto, che, com'è noto, in un tasca può racchiudere tante melodie. "Trentatrè", Stelutis alpinis", Sul ponte di Bassano", solo per citarne alcuni, veri e propri "standard" del genere musicale alpino: immortali e universalmente conosciuti. E non suoni retorico il finale con Fratelli d'Italia, un abbraccio conclusivo nel nome dell'amicizia piuttosto che nel semplice orgoglio nazionale.
Da ascoltare ad occhi chiusi, lasciandosi dolcemente coccolare dalle note delle Armoniche Emiliane.
Paolo Santini

 
 
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