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NOVITA'

Le ultime uscite discografiche: Quai des Brumes, Thorbjorn Risager & The Black Tornado, Walter Broes & The Mercenaries, Marc Lelangue, Mary’s Little Lamb, JD Fox & Velvet Street Band, JJC Band, Salvatore Amara & The Easy Blues Band

 
     
 

Quai des Brumes "Chansons boiteuses "
www.quaidesbrumes.it/
"Quando piove, si confondono con il cielo che "pesa come un coperchio" sulla città, diceva Baudelaire. I tetti di Parigi hanno molte forme e infinite sfumature ma sono variazioni intorno a un solo colore, il grigio. È la tonalità del pensiero e di un certo stile degli abitanti della capitale. Freddo, distaccato, ma avvolgente. La Ville Lumière è una signora brizzolata. La distesa di tetti bombati o spioventi, con migliaia di comignoli che d'inverno fumano come tanti piccoli draghi, rappresenta un paesaggio unico al mondo...". Potremmo affermare che manca questa appendice all'interno copertina del CD "CHANSONS BOITEUSES", nella quale troviamo perfettamente descritta l'essenza di ciò che il trio QUAI DES BRUMES ci vuole trasmettere. E, una volta completata la lettura, mesdames et messieurs, non rimane che chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dalle quindici tracce del disco, egregiamente eseguite da FEDERICO BENEDETTI (clarinetto), TOLGA DURING (chitarra) e ROBERTO BARTOLI (contrabbasso). Il filo conduttore è quello stile manouche nel quale il clarinetto difficilmente si approccia, pur imbattendosi in classici quali "Petite Fleur", solo per citarne uno. Manca forse la sonorità tipica della fisarmonica? Niente affatto, in quanto Benedetti, incanta, affascina, seduce, sempre magistralmente assistito dai fidi scudieri, che, all'uopo, sfoderano tutto l'estro solista per non dimenticare che la loro presenza non è assolutamente da semplici comprimari, ma da veri e propri primattori. La scommessa è vinta: per la durata dell'intero CD i musicisti ci calano nella Parigi del film dal quale il trio prende il nome, dalla poesia di Jacques Prevert, dal clima degli anni a cavallo tra il 1930 e il 1940, con la città fucina di grandi riforme, già nel DNA francese dal 1789. Ma, al tempo stesso, la Grandeur appare ridimensionata da un'armonia che sembra condurci anche nelle vie meno frequentate, normali, a misura d'uomo, il quale, consapevolmente, diventa artefice dell'incontro con i suoi pari. E quale posto meglio si adatta ad un incontro se non il porto, sulle cui banchine si arriva e si parte in un assoluto mix di razze, ceti sociali eccetera, e nel quale la BRUME (ovvero la nebbia), rende ancor più soffusa ogni differenza?
Prodotto dalla AMF (Associazione Musicisti di Ferrara), questo lavoro rappresenta l'ennesima sfida vinta da un gruppo di persone che ancora tenacemente crede nella musica di qualità.
Assolutamente imperdibile.
Paolo Santini

 
 
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Thorbjorn Risager & The Black Tornado "Change my game"
Ruf Records
Uno dei miei musicisti preferiti, Thorbjorn Risager licenzia alla fine di gennaio la sua ultima fatica, ancora una volta per la prestigiosa etichetta Ruf Records. Unanimemente riconosciuto come uno dei più rappresentativi blues act europei, il danese Thorbjorn Risager e i suoi The Black Tornado non tradiscono l’ascoltatore neanche questa volta. Change my game, undicesima fatica, era sulla carta un lavoro pieno di incognite, essendo successivo al grandissimo successo Too Many Roads del 2014. Change My Game fin dal primo ascolto ci restituisce una band super efficiente, forte di ben 800 date live con la stessa formazione, e un Risager sempre più padrone della situazione; costantemente agganciato al soul e R&B, il disco trova soluzioni di scrittura originali, vedasi la transizione del boogie finale City of Love, e l’utilizzo di arrangiamenti incisivi di grande presa, come in Dreamland dominata da un pungente riff di chitarra; con Change my game, Risager continua ad attualizzare un genere classico, rendendolo sempre più fruibile e, al tempo stesso, immediatamente riconoscibile. Nel lavoro trova spazio con naturalezza il southern rock di Hard Times, il blues di Train che inizia con sferragliare di rotaie, per proseguire con un piano saltellante e la chitarra acustica a solcare la più classica delle praterie, e se non basta ci si può emozionare con la soul ballad I Used To Love You e il suo arpeggio contagioso. Una band con una sezione ritmica precisa come un orologio svizzero, e una sezione fiati da paura, produce una sintesi di R&B, Blues e Soul estremamente dinamica su cui svetta perentoria la voce straordinaria del leader. Una produzione impeccabile che rende piena giustizia della qualità della band, i Black Tornado, e della potenza del leader. Una scommessa ancora una volta vinta.
Gianandrea Pasquinelli

 
 
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Walter Broes & The Mercenaries "Movin’Up"
Donor Production
Questo inizio di anno parte con una serie di novità licenziate da Rootz Rumble, una meritevole etichetta belga che si propone l’ambizioso obiettivo di intercettare quanto di meglio circola nel panorama europeo legato alla roots music, americana, rockabilly e dintorni. Walter Broes è un pezzo da novanta della scena musicale belga; alla testa degli Seatsniffers, forte di una tecnica chitarristica fina e di una voce aderente al genere, è stato apprezzato dal pubblico e dalla critica specializzata europea, non passando inosservato neanche negli USA. Finita questa esperienza nel 2012, lo ritroviamo rigenerato alla guida di un nuovo progetto, Walter Broes & The Mercenaries, insieme a Lieven Declercq (batteria) e Bass Vanstaen (contrabasso). Movin 'Up è il debutto della nuova formazione; 11 tracce che spaziano tra roots, rock, blues, country e rockabilly. Aperto dalla traccia omonima, swingante quanto basta, il lavoro si presenta completo e omogeneo, con cadenze countreggianti in Downtime, impreziosita da un gustoso impasto melodico di pedal steel guitar; si passa poi al blues, Sideshow, in cui un classico riff risulta scolpito dalla slide di Broes; il beat sincopato marcato Bo Diddley caratterizza la cover I Got My Own Kick Going, mentre nel blues swingante Don`t You Ruin My High, il sax di Roel Jacobs impone il punch incalzante di Louis Jordan; prima di terminare con la cover di Elvis Presley Black Star, c’è tempo per apprezzare Dark on the Man Child uno degli episodi più interessanti dell’album in cui l’atmosfera prende una piega inclinata, vagamente los angelina che ricorda certi arrangiamenti scuri di Tom Waits. Un graditissimo ritorno all’insegna del migliore roots possibile.
Gianandrea Pasquinelli

 
 
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Marc Lelangue "Lost in the Blues"
Donor Production
Disco denso di blues frizzanti e leggeri che si muovono nel solco della tradizione pre-bellica, Lost in the Blues è l’ultimo lavoro, o meglio l’ultimo compendio della passione che Marc Lelangue, chitarrista e cantante, nutre per un sottogenere di blues privo delle asprezze del Delta del Mississippi; per Lelangue il blues della perdizione è quello raffinato, quello composto e suonato da personaggi quali Tampa Red, Mance Lipscomb, e Brownie Mc Ghee, che in questo lavoro vengono ripetutamente omaggiati nelle 12 tracce del lavoro; accompagnato dal multistrumentalista Lazy Horse e dal contrabasso di Renè Stock, Lelangue licenzia un disco pervaso da un mood da buoni tempi andati, da una atmosfera vaudeville che ricorda a tratti i lavori di Leon Redbone o certi passaggi di John Fahey. I miei brani preferiti In the Evening, cover di un successo di Leroy Carr, e la mai scontata Take me Back. Molto piacevole.
Gianandrea Pasquinelli

 
 
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Mary’s Little Lamb "Elixir for the drifter"
Donor Production
Elixir for the drifter è il terzo dischetto licenziato da Donor Production; si tratta di un disco in bilico tra country-western e tex-mex, che potrebbe fare da colonna sonora a qualsiasi produzione cinematografica di spaghetti western; gli autori sono Mary’s Little Lamb, un giovane quintetto, atipico nella formazione e dalla spiccata verve creativa sia musicale che visiva (Hold your horses video, a questo indirizzo potete trovare il video di lancio di Hold your horses); la band è guidata dal baritono caldo e pastoso di Bart Hendrickx, a tratti reminiscente di Johnny Cash, che si doppia alla chitarra e al banjo; al di là della sezione ritmica (Bert Cuypers, contrabasso e Mile van Daele, batteria), colpisce la stabile presenza di due trombe (Kevin van Hoof e Stijn Cumps) esperienza mutuata da formazioni balcaniche o meglio mariachi; il risultato è estremamente piacevole; un sound ovattato, un basso martellante, una voce molto presente, tanti momenti interessanti: la paesaggistica Hold your horses, il tex-mex di Incantation, la country ballad Alone and Forsaken, il country blues con influenze mariachi Tell me how, la ballad melanconica Forever Gone; da non trascurare la presenza di diversi ospiti, tra cui Kathleen Vandenhoudt in Saguaro, uno dei brani più orchestrati dell’album. Uno dei dischi più intriganti degli ultimi tempi.
Gianandrea Pasquinelli

 
 
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JD Fox & Velvet Street Band "My Friend. A tribute to Donnie Fritts"
JD Fox
Altro tributo alla grande musica degli States, è My Friend, del cantante e chitarrista, Jan de Vos aka JD Fox; 13 tracce tutte firmate da Donnie Fritts, tastierista di Kris Kristofferson per oltre 40 anni; una carellata di ballate e canzoni di grande atmosfera e spessore che rivelano il profondo amore di Jan per i grandi songwriter del Muscle Shoals Studio di Sheffiled, Alabama; My friend arriva cinque anni dopo The Roadmaster, omaggio a Dewey Lindon "Spooner" Oldham, altro grande personaggio della Muscle Shoals, sue le tastiere in brani immortali come "When a Man Loves a Woman", "Mustang Sally", "I Never Loved a Man"; tornando a My Friend, Breakfast in bed, Choo choo train, Why is my day so long, e My friend, con l’opportunità di ascoltare Fritts al Wurlitzer, le mie tracce favorite.
Un ascolto molto piacevole per iniziare al meglio questo freddo 2017 !!!
Gianandrea Pasquinelli

 
 
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JJC Band "After Midnight"
G. Peggiani
Un omaggio al Tulsa sound e al suo più noto esponente - Mr JJ Cale, After Midnight è il nuovo progetto di Giorgio Peggiani in compagnia della JJC Band; registrato live a Verona il 18 febbraio 2016, il disco vede Peggiani spogliarsi della sua consueta veste di armonicista e appropriarsi di quella di vocalist; otto cover, una miscela di rock & roll, blues e country, un paio di sing-a-long, Magnolia e After Midnight; in questo lavoro autoprodotto, Peggiani dimostra buone proprietà vocali con un approccio leggero perfettamente consono al genere; attendiamo con curiosità i nuovi sviluppi di questa progettualità.
Gianandrea Pasquinelli

 
 
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Salvatore Amara & The Easy Blues Band "Blues is by my side"
Salvatore-Amara-The-Easy-Blues-Band
Nuovo CD per SALVATORE AMARA & THE EASY BLUES BAND. BLUES IS BY MY SIDE è il titolo dell'ultima fatica della Band di Amara, contenente 13 tracce, interpretate, o, meglio, vissute, con l'intensità che da sempre contraddistingue il loro prodotto musicale.
Una voce ferma, sanguigna e sicura, quella di Salvatore regge il timone della nave, sulla quale non ci sono mozzi, ma tutti quanti "primi ufficiali", a partire dal fratello Mauro Amara (tastiere e chitarra), Paolo DeMontis (eccellente armonica) e senza dimenticare l'ottimo sostegno ritmico fornito da Roberto Loi ( basso) e Fabio Cuccu (batteria). Numerosa la schiera dei collaboratori che strumentalmente come pure in veste di backing vocal hanno preso parte alla registrazione dei brani, scritti e composti dalla Band stessa, ad eccezione di The House of Rising sun (rivisitato in chiave blues-rockeggiante, conferendo al brano stesso quel giusto mix tra standard e personalizzazione che ne esalta l'esito finale) e dell'intermezzo pianistico Honky Tonk Blues, che ci riporta alle atmosfere dei primi anni del secolo scorso. Molto simpatica anche la veste fumettistica in chiave Jacovittiana della grafica del CD: per noi "bambini" negli ormai lontani anni '70, un bel revival costituito dai disegni che all'epoca erano una delle nostre fonti di ispirazione umoristica.
La maturazione della compagine, già peraltro ampiamente dimostrata nel loro precedente Back To The Blues del 2011, viene ampiamente confermata in quest'ultimo lavoro, ponendo Salvatore Amara & The Easy Blues Band come una delle migliori realtà musicali blues italiane.
Consigliato
Paolo Santini

 
 
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