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NOVITA'

Le ultime uscite discografiche: Angelo Adamo, Walklate e Fuschi, The Blues Bones, Rico, Louis Pain - LaRhonda Steele, 3 Dayz Whizkey, Steven Troch, Blues Karloff, Blinddog Smokin, Ellis Hooks, The Blues Overdrive, Armonauti, Mike Vernon, Zoe Schwarz Blue Commotion, Brad Wilson, Fabrizio Canale, Celso Salim, Troy Redfern, The Blues Rebels, Jesus on a Tortilla, The Bluesmen, ,Naffis&Massarutto, PG Petricca, Are Jay, Corey Harris, Innes Sibun, Free Nelson Mandoom Jazz, Spin Marvel, Davide Pannozzo, Reverend Rusty

 
 

Angelo Adamo "Caronte - Tra Calabria e Sicilia "
www.angeloadamo.com
https://squidzoup.com
http://www.asimplelunch.com
Per rimanere in ambito astronomico, CARONTE, ultima creatura di ANGELO ADAMO, dista anni luce dal suo precedente "The Night Has a Thousand Eyes".
Come da lui stesso definito nell'interno della copertina, è un CD dove l'ascoltatore difficilmente sarà in grado di trovare quell' "ortodossia musicale", nella quale, parafrasando farsi celebri, "amore" fa rima con "cuore".
Tutt'altro.
Ci troviamo di fronte ad un lavoro dal contenuto altamente emozionale, dove a tratti si coglie l'istintiva personalità di Adamo, pronto ad accelerazioni impulsive e cambi di direzione improvvisi.
Tra Calabria e Sicilia sembrano prevalere le atmosfere etnee, sconfinanti in sonorità nelle quali risulta chiara l'influenza mediterranea nordiafricana, regione con grandi affinità musicali, senz'altro più marcate rispetto a quelle del resto dell'Italico Stivale.
Cambi di direzione improvvisi, si diceva.
Passiamo infatti da brani intensamente evocativi, quali "Antica Favola Attuale" o "Marranzano" (ottimo uso dell'armonica cromatica nella resa acustica simil-scacciapensieri) alla conturbante "Urlo!", quasi uno shock musicale finemente confezionato dall'autore, alle prese con mille strumenti e sovraincisioni, tutte magistralmente affrontate in prima persona: un Adamo che potremmo definire "uno e trinacrio".
Cambi di direzione, ovviamente, per loro stessa natura contrastanti.
"Inno al Dio di tutti" contiene un'aura misticamente atea, apertura totale a tutto quello che chi indaga tra le pieghe dell'Universo può immaginare sia in esso contenuto.
L'approssimazione asintotica alla costante ricerca del niente da Adamo evocata (intesa come assoluta libertà) forse non è poi un traguardo così lontano.
Paolo Santini

 
 
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  Walklate e Fuschi "Kicking up the dust "
Walklate and Fuschi
Da Manchester arriva l’ultimo lavoro di una nostra vecchia conoscenza, Mat Walklate, eclettico cantante e armonicista, pezzo da novanta della scena armonicista blues inglese; musicista completo ed ottimo didatta, ha scritto un ottimo metodo multimediale per armonica che qualche tempo fa abbiamo portato all’attenzione degli appassionati italiani, Walklate è capace di spaziare dal blues, la veste in cui ora lo apprezziamo, alla musica irlandese dove si distingue anche al flauto; in questo eccellente Kicking Up the Dust, Walklate divide lo spazio artistico con il giovane chitarrista siciliano Paolo Fuschi, convincendo anche il più distratto ascoltatore della bontà del nuovo progetto; nello spazio di undici essenziali tracce, Walklate e Fuschi propongono un blues elettrico dal sound diretto e dalle timbriche gonfie e sature a cui non è estraneo il carattere della ritmica metronomica di Fuschi; nessun rinpianto per l’assenza di uno strumento naturalmente percussivo, il duo si basta e riempie le frequenze con piena autorevolezza; non resta che apprezzare questo nuovo sodalizio che regala momenti di grande intensità in As Long As I Have You o nell’esplorazione melodica minore di Black Cat Bone con una concisa e dinamica esplorazione solistica di Fuschi; un tuffo negli anni 50 e nel suo blues cittadino più oscuro.
Gianandrea Pasquinelli
 
 
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  The Blues Bones "Double Live "
thebluesbones.be
The Blues Bones, blues band belga con il doppio album DOUBLE LIVE , è stata definitivamente collocata tra i migliori prodotti musicali del genere di quest'ultimo periodo. Il CD, interamente composto da tracce Live, mette in luce il valore di musicisti quali NICO DE COCK (voce solista, in precedenza componente dei The Blues Conspiracy e Dusty Dollar), l'estro di EDWIN RISBOURG all'hammond (già messosi in luce con i Jazzophonics e Funk The System) e la classe chitarristica di STEF PAGLIA. Insieme a loro, completano la compagine DOMINIQUE CHISTENS alle percussioni e GEERT BOECKS al basso. Già premiati nel 2012 con il Belgian Blues Challenge grazie al loro primo album in studio "Vodoo Guitar", hanno avuto nel 2015 la loro consacrazione definitiva a livello mondiale, dimostrando la sostanziale qualità musicale che dall' "ossatura del Blues" ci si aspetta. Estro e tecnica ci sono tutti; forse, anche se Live, tracce della durata media che va dagli otto ai 12 minuti, non comunicano le medesime emozioni colte assistendo direttamente ad un loro concerto. Ma questo non vuole certo intaccare il valore di una band che tornerà a far parlare di sè a breve.
Paolo Santini
 
 
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Rigo "Water Hole "
Rivertale Productions
In un’epoca problematica e urlata, colpisce il lavoro di Rigo, nome d’arte di Antonio Righetti, ai più conosciuto per la lunga militanza come bassista nella band di Liga; fortificato dalle esperienze trascorse con i Rocking Chairs, i Gang e tonificato dal decennio passato con Liga, Rigo lascia a Water Hole il compito di fare una istantanea del suo mondo interiore; senza inutili effetti, in maniera diretta, frutto di una registrazione live senza paracadute, Water Hole in trenta minuti, in otto canzoni, restituisce uno spaccato intimo, delicato e a tratti fragile dell’autore; un ascolto che cattura per la sensibilità e l’immediatezza; coadiuvato dai fidi Robby Pellati alle percussioni, sempre discrete e dall’armonica attenta e in sottrazione del sapiente Franco Anderlini, Rigo lascia il segno. Le mie personali preferenze vanno al reggae iniziale “Henry’s Siege Mentality” e a “Dangerous” una litania intrigante che sa molto di Lou Reed.
Gianandrea Pasquinelli

 
 
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Louis Pain and LaRhonda Steele "Rock me Baby "
Louis Pain
Un duo di straordinario talento, un sound avvolgente, un blues enorme e raffinato, quello proposto da Louis Pain, organo B3, e dalla sontuosa vocalist LaRhonda Steele; due veterani della scena musicale, di spessore internazionale, Louis e LaRhonda hanno incrociato il destino nella nuova capitale liberal degli States, Portland (OR), la città delle rose e la sede del Waterfront Blues Festival, uno dei più importanti festival blues degli Stati Uniti; entrambi hanno attraversato la strada di uno più grandi e meno conosciuti armonicisti bianchi, Paul deLay, musicista dal grande talento secondo solo alla stazza e alla sfortuna. Un disco di bell’ascolto, in cui blues, soul, e light jazz si rincorrono per una quarantina di minuti, ricchi di una pasta sonora che solo il B3 può restituire e di una voce sinuosa, in perfetto controllo, quella di LaRhonda Steele al massimo del suo splendore. Rock me baby, What a difference a day makes, You make me feel like a natural woman, I wish, alcune delle delizie che si ascoltano, tracce forti del beat favoloso di Renato Caranto al sax. Un disco da avere e ascoltare morbosamente.
Gianandrea Pasquinelli

 
 
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3 Dayz Whizkey "Live and Let Live "
Blues Boulevard
E’ il southern rock dei primi anni 70 il baricentro all’interno del quale si compone l’energia rock dei 3 Dayz Whizkey, quintetto bavarese emergente; in questo Live and Let Live, chiara citazione del celebre brano di Paul e Linda McCartney, i 3 Dayz Whizkey illustrano la filosofia della band frutto di intense esibizioni live; il disco diventa un pretesto per muovere e far muovere; forte di una ritmica solida e della personalità del cantante Myles Tyler e del chitarrista George Copperfield, 3 Dayz Whizkey licenziano 13 tracce live arricchite da 3 canzoni registrate in studio da Warren Huart a LA con la migliore tecnologia analogica / vintage possibile; Live and Let Live appare disco vibrante in cui elementi blues e R&R si adattano a una lettura rock mitigata da costanti aperture melodiche; tratti di British Blues emergono in White Line e No escape from the night; tra i brani in studio, dalla ricca e fumosa atmosfera valvolare, emerge la personale ballad Sand; senza inutili pretese, è soltanto buono e onesto rock and roll.
Gianandrea Pasquinelli

 
 
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Steven Troch "Nice 'N' Greasy "
www.playhonher.com/artist/steven-troch/
www.steventroch.com
Sing my Title

Armonicista e cantante belga, STEVEN TROCH presenta il suo ultimo lavoro NICE 'N' GREASY, prenendo in prestito il titolo di un album datato 1973 dei rocker inglesi Atomic Rooster. Niente di simile in questo CD, le cui dodici tracce da lui composte, sono nel solco di alcuni tra i più grandi maestri dello strumento. Impossibile non cogliere l'impronta stilistica di Little Walter, la grazia e l'eleganza di Sonny Boy Williamson II e il sound frizzante ed elettrico di William Clarke. Disinvolto alla diatonica come pure alla cromatica, Steven, endorser Honher, non mette in campo funambolici tecnicismi, ma punta all'essenziale: il risultato finale è appunto un disco molto pulito, arricchito anche dalla sua abilità vocale, il cui timbro medio alto, sempre ben dosato e senza la ricerca dell'eccesso, fa da ottimo complemento alle sue doti di strumentista. In questo CD Troch ha come band Rusty Zinn ( chitarra e cori), Bob Welsh (chitarra, basso e tastiere), June Core (percussioni e cori), Kid Andersen (contrabbasso e basso elettrico) e Lisa Leuschner Andersen (cori).
Paolo Santini

 
 
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Blues Karloff "Light and Shade"
Blues Boulevard

Atteso per i primi giorni del 2016, Light and Shade è il secondo lavoro del quintetto belga Blues Karloff, un combo che nelle 13 tracce che compongono il dischetto propone un rock-blues diretto con evidenti citazioni dei maestri del British-Blues; un blues, a tratti nostalgico, dai costanti umori tesi e nervosi, e con baricentro vincolato agli schemi della tradizione; la chitarra di Paul "Shorty" Van Camp, una vecchia conoscenza del circuito rock-blues europeo, la voce di Alfie Falckenbach e il drumming solido dell’unico fondatore della band rimasto, Georges Milikan, dettano le regole fin dalla rocheggiante iniziale I ain’t superstition, tratta dal songbook di Willie Dixon, il cui ascolto richiama i Mountain di Leslie West e i Savoy Brown di Kim Simmonds; si passa alla riproposizione della oscura blues ballad, Looking Tired, a firma Rolling Stones, alle atmosfere molto Blueabrakers e Cream di Blackout Blues; c’è tempo anche per qualche scorribanda ad alto tasso alcolico, come nella originale Don’t lie to me dove si respira l’aria rarefatta e tesa degli slow dei Led Zeppelin d’annata, per chiudere con una grezza rilettura di Evil; schietto British rock-blues revival privo di distrazioni e nessuna concessione al presente.
Gianandrea Pasquinelli

 
 
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Blinddog Smokin' "High Steppin"
Blues Boulevard

Blinddog Smokin’ è una band proveniente dal sud della california in cui convivono elementi vitali provenienti dai vasti bacini di alimentazione del blues moderno; High Steppin’ è infatti un album di blues attuale in cui convivono ai massimi livelli juke joint blues, shuffle piccanti (Tell ’em Shuffle), groove funkeggianti (Lady’s Playin’) con contrappunti fiatistici R&B e dichiarazioni soul (Tell ’em reprise). Pilastro del gruppo è Carl Gustafson, soulman dalla voce sgranata, ruvida e appiccicosa, che dirige con emotività viscerale un manipolo di ottimi musicisti; Chuck Gullens (bt) con Gustafson fin dal 1994, Chalo Ortis (gtr), Roland Pritzker (bs) più una nutrita schiera di ospiti tra cui ricordo il sempre esemplare Billy Branch all’armonica. Un album importante che sugella una sincera gavetta, una sterminata esperienza live e un Grammy nomination per il lavoro condiviso con il grandissimo Bobby Rush, Decisions del 2014. Una delle migliori uscite dell’anno.
Gianandrea Pasquinelli

 
 
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Ellis Hooks "Needle in a Haystack"
Blues Boulevard

Nato in Alabama da madre Cherokee e padre afro-americano, formatosi cantando in chiesa e ascoltando i soul-big Sam Cook, Otis Redding e Little Milton, Ellis Hooks è un cantante, compositore della scena soul-blues moderna; un trascorso come musicista di strada, New York, Milano, Amsterdam e Parigi, il destino di Hooks cambia nel corso di una audizione allorchè incontra il produttore, musicista e critico musicale (Rolling Stone, Melody Maker) Jon Tiven che rimasto impressionato dalle doti vocali del nostro ne produce l’esordio, Undeniable del 2002: soul album dell’anno in inghilterra. Ospite della review di Carla Thomas, Hooks si è esibito al Montreaux Jazz Festival e a Porretta Soul Festival. Dopo una intensa attività live, 5 album, l’ultimo datato 2007, Hooks decide di prendersi un periodo sabbatico, durante il quale scrive una manciata di classici soul che costituiscono l’ossatura di Needle in a Haystack; sempre in compagnia di Tiven, Hooks propone 13 tracce di schietto Southern Soul con sfumature gospel e blues; un ritorno che speriamo resti duraturo, per un artista che ha le doti e le chances per riportare agli antichi fasti il mai dimenticato Southern soul.
Gianandrea Pasquinelli

 
 
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The Blues Overdrive "Clinch!"
www.bluesoverdrive.dk
www.facebook.com/bluesoverdrive

Credenziali di tutto rispetto per una band che vanta musicisti che hanno collaborato con nomi del calibro di Bob Dylan,Tom Waits e The Fabulous Thunderbird,THE BLUES OVERDRIVE presentano CLINCH!, 10 tracce nelle quali danno ampia dimostrazione della tecnica musicale grazie alla quale nel 2012 si sono conquistati il titolo di "Miglior album di debutto dell'anno". Decine di date live nel solo 2015, nel corso del quale il quartetto danese capitanato MARTIN OLSEN (vocalist e chitarra) ha girato in lungo e in largo tutta la Danimarca e non solo.
Buona tecnica, si diceva, applicata a quel blues di influenza europea che The Blues Overdrive fa gustare ai propri fans. Se da un lato, però, va sottolineata la cura impeccabile che indubbiamente cogliamo in ogni traccia, dall'altro si rileva che, una volta completato l'ascolto del CD, l'emozione un po' latita. Ed anche questa è una caratteristica che spicca nel blues che potremo definire nord-europeo: perfetto, ma poco sanguigno.
La band è completata da ANDREAS ANDERSEN (chitarra), THOMAS BIRCK (basso e resonator), LARS HEIBERG (batteria e percussioni). Special guest nel CD troviamo DUKE ROBILLARD e JOEL PATERSON.
Paolo Santini

 
 
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Armonauti "Juggin' Along"
http://armonauti.blogspot.it/

Partiti dal folklore italico, passando per la musica delle colonne sonore, i canti della tradizione natalizia, la musica etnica tipicamente balcanica che ha in Goran Bregovic uno dei massimi esponenti, hanno recentemente intrapreso una nuova avventura musicale, immergendosi nel blues di New Orleans. Stiamo parlando degli ARMONAUTI, trio ormai più che consolidato di armoniche che, citando i Moschettieri di Dumas, hanno in ANDREA FIORE il loro D'Artagnan. Parlare di "nuova avventura" non è certamente corretto, dal momento che per GIANNI MASSARUTTO e GIANANDREA PASQUINELLI è senza dubbio il genere che li ha visti crescere musicalmente, trascinando GIANLUCA CASELLI (di estrazione "cromatica" e conseguentemente il più avvezzo a passare agevolmente da un genere all'altro) in quella che non si può più considerare una sfida, quanto piuttosto un'ennesima conferma. Il sound che riscontriamo in JUGGIN' ALONG è quello tipico delle formazioni musicali del Mississippi, con Massarutto che usa l'armonica diatonica facendo cogliere a tratti la sordina della tromba, come pure la vocalità nera, ricca di quei cromatismi che vanno ben oltre i dodici suoni che la musica di tradizione europea ha voluto imbrigliare. Nel contempo, Caselli con la sua armonica basso ci fa gustare le gravi sonorità del sussafono, mentre Pasquinelli completa l'armonia con un'armonica ad accordi. Il tutto condito dagli interventi vocali di Fiore, polistrumentista che si alterna superbamente a chitarra, mandolino, banjo, ukulele, kazoo.
Risultato: un sound completo, nel quale la compagine pone ordinatamente tutte le tessere di un puzzle perfettamente riuscito. Anche se già noto, va comunque sottolineato l'ampio uso di armoniche differenti, spesso anche modificate "ad hoc", al fine di creare in qualche modo formule innovative in grado di creare il sound ottimale. Dal loro esordio, hanno racimolato interessanti partecipazioni a Festival e Contest sia nazionali che oltre confine, ponendosi ai vertici del panorama che ruota attorno al mondo dell'armonica.
Una produzione di elevata qualità, il cui imperativo è: avanti così!
Eccellente
Paolo Santini

 
 
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Mike Vernon Y Los Garcìa"Just a little bit"
Cambaya Records
Mike Vernon, il cantante alla testa di questo collaudatissimo quartetto di musicisti spagnoli (Gabi Robledo, gtr; LI Robledo, gtr; A Blanco, bs; F Alvarez, dms), è stato il produttore per eccellenza del blues inglese; le tracce raccolte sotto la bandiera Blue Horizon hanno scolpito il verbo blues nelle collezioni di tutti gli appassionati del genere; in tempi più recenti, Mike Vernon è stato la mente di Indigo, Code Blue e Blueside. Qualche chicca delle sue sterminate antiche produzioni; nel versante black: JB Lenoir (Mojo Boogie), Jimmy McCracklin (Christmas Time pt 1), Doctor Ross (Mean Old World), Hound Dog Taylor (Christine); nel versante white: J Mahall - E Clapton (Lonely Years), Savoy Brown Blues Band (I can’t quit you baby), Gordon Smith (Too Long), Fleetwood Mac (I believe my time is ain’t so long). Just a little bit, una raccolta super godibile di 14 tracce a cavallo tra R&B, Soul, Jump Blues, è il disco che non ti aspetti; le mie tracce preferite I’m shaking, When thongs go wrong, Black Night, and last but not the least Please send me someone to love; una raccolta di cover, scelte con grande sapienza, descritta con estrema cura nelle note di copertina, Just a little bit è l’anello di congiunzione di un uomo che ha saputo coniugare, nel corso delle varie fasi della sua proficua esistenza artistica, capacità di ascolto, di giudizio, passione, energia e forte personalità; un esempio per tutti.
Gianandrea Pasquinelli

 
 
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Zoe Schwarz Blue Commotion"I’ll be your’s tonight - Live"
Zoe Schwarz Blue Commotion
Zoe Schwarz Blue Commotion è il quarto lavoro di un quintetto in costante ascesa nella vivace scena Blues-oriented inglese; I’ll be your’s tonight è un lavoro fresco e personale, registrato senza filtro alcuno, live l’8 novembre 2014, al Richard Dunning’s Tuesday Night Music Club; 11 tracce del tutto originali, caratterizzate da un approccio vitale, mai scontato, segnato dalla imperiosa e passionale vocalità di Zoe Schwarz, novella Janis Joplin dalle sfumature sofisticate e poco lascive, e dalle linee, a tratti obligue e no-blues, della chitarra di Rob Koral, co-leader dei Blue Commotion; personali favoriti il boogie Liberated Woman con un superbo solo di Hammond che non ti attendi; lo slow I believe in you con la chitarra e la batteria a disegnare percorsi melodico-ritmici complessi; Smile dal groove penetrante e dagli appunti minori dettati dall’armonica diatonica di Si Genaro. Una scrittura bluesy sofisticata, personale, impreziosita da una sezione ritmica di classe (Pete Whittaker, Hammond, e Paul Robinson, batteria); una delle proposte più interessanti ascoltate quest’anno.
Gianandrea Pasquinelli

 
 
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Brad Wilson"Blues Thunder"
Brad Wilson
Brad Wilson è un chitarrista, compositore Californiano, alfiere di quella tipologia di musicista molto apprezzata dagli appassionati per le performance funamboliche e spettacolari sulla chitarra e per la abilità e maestria nel coinvolgere nell’evento live il pubblico; Brad Wilson è un musicista dalla scrittura matura, con una ricca produzione discografica (15 album), un repertorio vasto e collaudato e una esperienza live che lo portano a tenere un ritmo da più di 100 spettacoli all’anno; Blues Thunder è una lavoro forte di 12 tracce, definibili come Americana-rootsy music, nelle quali convergono momenti di franca ispirazione blues, Step by step, ballads di matrice country, Is it any wonder, sprazzi di R&R, Black coffee at sunrise; Blues Thunder è un lavoro moderno che attinge a piene mani nelle radici utilizzando schemi stilistici già collaudati; una definitiva conferma.
Gianandrea Pasquinelli

 
 
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Fabrizio Canale"Someday it happens"
Fabrizio Canale Google+
Quello che maggiormente colpisce di Fabrizio Canale è l'inesauribile carica di energia contagiosa e contaminante che questo giovanissimo menestrello anacronistico è in grado di scatenare, sia nell'ascolto delle sue registrazioni, che, e maggiormente, nelle sue esibizioni dal vivo. "Anacronistico", in quanto trovare ragazzi che vivono di musica lontano dai media imperanti, e che propone al pubblico se stesso come social network vivente, coinvolgendo i presenti e riportando l'emozione del contatto fra la gente, ebbene dobbiamo ammettere che sia una sfida non da poco. Ma Fabrizio non è tipo da tirarsi indietro. Chi assiste ai suoi one man band show, lo ritrova a fine concerto senza più una sola briciola di energia in corpo (d'altronde è stata tutta utilizzata per rendere ogni brano quasi un sublime momento).
Il lavoro che propone SOMEDAY IT HAPPENS è composto da 12 tracce, di cui 11 di sua composizione ed una (Everything's gonna be alright) presa in "prestito" da McKinley Morganfield (citato così può dir poco, ma dicendo che si tratta del vero nome di Muddy Waters, la cosa assume ben altro aspetto...). Per il resto, tutto eseguito da one man band oppure coadiuvato da quei Bad Chili capitanati dal papà (o fratellone?...) Domenico, compagine che in passato ha fatto da rampa di lancio per le prime esperienze musicali di Canale.
Un blues accattivante, aggressivo, che lo vede impegnato alla slide guitar, armonica, basso, percussioni e voce; impossibile stabilire con quale strumento si trovi maggiormente a proprio agio. Tra le tracce che hanno più colpito chi scrive, segnaliamo Got Something Evil, Souther man, senza dimenticare la title track Someday It Happens. Chi ha modo di ascoltare tutto il CD, è possibile che consideri un'ingiustizia la citazione di queste tracce nei confronti delle altre.
E' forse è proprio così...
Paolo Santini

 
 
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Celso Salim Band"To The End Of Time"
Celso Salim

Celso Salim è un chitarrista, cantante blues, brasiliano di pregevole maturità; musicista, compositore e produttore con alle spalle una significativa esperienza negli States, costantemente in movimento tra Sao Paulo e Los Angeles, Celso con To the end of Time giunge alla sua quinta fatica; il lavoro, di notevole fattura, lo vede in compagnia del suo abituale trio, composto da Rodrigo Mantovani (basso) e Jason Sterling (batteria); all’ascolto il disco si compone di 11 tracce (51 minuti), e si dimostra un lavoro ben bilanciato, di gradevole ascolto: un esempio di come il blues possa essere suonato con efficacia senza indulgere nelle scontate asprezze ritmiche, tanto frequenti ai giorni nostri; per capirci ascoltate It’s Just Too Bad; il classico di Barbecue Bob viene riletto in pieno spirito Piedmont; o ancora Liquor store blues in cui aleggia un piacevole sound da Jug Band; Celso dimostra di essere musicista versatile e padrone del genere; licenzia un Talk to Me Baby di grande autenticità, anche nel canto, di assoluta prossimità all’originale; To the end of Time è un disco di blues, privo di titubanze o vigliaccherie, impreziosito da sprazzi di light jazz, Leave it to the Moon e una ballad, Blind Man With A Gun finemente cesellata tra dobro e pianoforte. Tra le migliori uscite dell’anno.
Gianandrea Pasquinelli

 
 
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Troy Redfern"Backdoor Hoodoo"
blues-boulevard records

Dalle verdi terre di Hergest Rodges, al confine tra Inghilterra e Galles, alle quali Mike Oldfield dedicò il seguito del fortunatissimo Tubular Bells, arriva Troy Redfern, chitarrista slide dalle potenti attitudini rock-blues; la biografia di Redfern lo vede inzialmente sodale di Joe Gooch (ex Ten Years After), poi produttore / compositore dalle ampie curiosità stilistiche (roots music, progressive-rock, blues-avanguardia alla Captain Beefheart) e infine leader accreditato del potente trio protagonista di questo lavoro, Backdoor Hoodoo; 13 tracce originali, una sezione ritmica solida (Stuart McDonald al basso, ex-Paul Rodgers band, e Alex Bridge alla batteria), costanti sonorità grezze e dirette, penellate di Houndhog Taylor, per le sfumature blues e di Billy Gibson, per quelle più rock; tra le tracce ricordo il rock schietto di Running with Ghosts, la traccia che da il titolo al lavoro, Backdoor Hoodoo, che rimanda al più acido George Thorogood, il riff in levare di The other side, la matrice blues dell’acustica Lamb of Zion. Da seguire con attenzione.
Gianandrea Pasquinelli

 
 
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Blues Rebels"Open Road "
www.blues-rebels.com

THE BLUES REBELS , blues band israeliana, presenta OPEN ROAD, quattordici tracce di loro composizione, dalle quali traspare l'essenza dei brani che hanno fatto la storia di questo genere musicale.
Punti di forza sono senza alcun dubbio la voce calda e profonda di DOV HAMMER, che alterna anche la sua esperienza con l'armonica diatonica. Il tutto ben asservito da una ritmica (AMOS SPRINGER al basso, AVI BARAK alla batteria), ottimo completamento insieme al restante componente della band ANDY WATTS alla chitarra, al quale si deve la composizione dei brani effettuata insieme a Hammer.
In alcune tracce si notano in maniera troppo evidente richiami a classici (riff di Help me, Roadhouse Blues, On the road again) che rischiano di adombrare il valore dei brani stessi. Degna di menzione la dolcissima OPEN ROAD, Title track a cui è affidato il compito di accomiatare l'ascoltatore, mansione svolta in maniera eccellente.
Paolo Santini

 
 
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  Jesus on a Tortilla "Gone to main street "
Jesus on a Torilla/

Jesus on a Tortilla è un giovane quartetto del hinterland milanese dai suoni e toni smaccatamente Chicago Blues anni 40-50, capitanato dalla armonica di Lorenzo “Mumbles” Albai (armonica, voce). Gone to the main street propone 12 tracce, scarne e dirette frutto di uno studio appassionato e competente del genere che viene riproposto nei tipici riff di armonica e di chitarra e nei suoni che sono quelli Lo-Fi giusti del tempo. 12 tracce che omaggiano alcuni autori certi e abusati, Little Walter e Muddy Waters, e personaggi apparentemente più oscuri ma sempre essenziali, Johnny Young e Jimmie Rogers; sopra una sezione ritmica swingante l’ascolto propone la chitarra raffinata e recalcitrante di Kevin Clementi, a cui va tributato un grandissimo plauso, interprete della poco frequentata scuola chitarristica del less is better di cui Marco Gisfredi è il nostro più apprezzato esponente; una chitarra che riconcilia con l’attuale machismo delirante dei chitarristi blues che personalmente ormai fatico a sopportare; sopra tutti svetta l’armonica di Albai; quest'ultimo si doppia alla voce dando però il meglio di se sullo strumento ove dimostra un fraseggio e una timbrica coerente al genere e di spiccata personalità; sentire Easy, brano in apparenza banale, ma pietra tombale degli armonicisti velleitari sopratutto nel quarto bar. Un esordio autorevole che lascia ben sperare per le sorti del nostro affaticato blues italiano..
Gianandrea Pasquinelli

 
 
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  The Bluesmen "Find Yourself "
www.thebluesmen.it/

Ultimo nato in casa THE BLUESMEN, il CD "FIND YOURSELF" decreta ufficialmente non tanto la maturità (peraltro già ampiamente acquisita da tempo), quanto piuttosto un graduale avvicendamento tra il blues delle prime registrazioni e al quale siamo tradizionalmente abituati e che, comunque,rivendica la propria massiva presenza (Little boy, Talk to me baby e How Long Blues, quest'ultima unica cover del CD) e le sonorità tipiche dei folk singer di marca States, con un po' di contaminazione di West Coast.
Connotazione marcatissima in quella che idealmente può essere la prima parte dell'intero lavoro, che comprende quattro tracce che vanno dalla start track DISILLUSION (grintoso, carico, rockeggiante brano "denuncia" di apertura dal titolo emblematico) fino a DON'T STAND NO MORE (manifestante l'insofferenza verso un mondo non più osservato con gli occhi carichi di speranza verso il futuro - "...When i woke up this morning I don't believe in this world..."), passando per la dolce malinconia della title track FIND YOURSELF (segnaliamo l'ottimo inserimento della sezione archi capitanata da JULIE SHEPERD; l'intervento della sezione ricorda forse un po' troppo "Porcelain" di Moby, ma, comunque, risulta ben gradito, e con un testo che suggerisce una intensa ricerca interiore) e la romantica dichiarazione d'amore I CAN'T LIVE WITHOUT YOU
La già citata HOW LONG BLUES, rivisitazione a dir poco stupenda, traccia la demarcazione: torniamo a gustarci atmosfere country con SEVEN BARS.
Fa seguito TALK TO ME BABY, dove il piano elettrico di Mantovani riporta inevitabilmente alla memoria le magiche alchimie di Joe Sample e dei suoi mitici Crusaders. Chiusura affidata alle sonorità minori di FLY WITH ME, closing track strumentale che condensa in sè tutta l'essenza dell'intero CD, invito a salire in volo grazie alle emozioni che la buona musica sa ancora trasmettere.
E questo lavoro ne è un lampante esempio.
The Bluesmen sono: ROBERTO FORMIGNANI (voce e chitarre), MASSIMO MANTOVANI (arrangiamenti, orchestrazione, piano e tastiere), ROBERTO "POLTRO" POLTRONIERI (basso elettrico, contrabbasso, banjo, steel guitar, mandolino), ROBERTO "GRANITO" MORSIANI (batteria).
Paolo Santini

 
 
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  Naffis&Massarutto"Tin Cup and other assorted road-tested songs"
 http://naffismassarutto.blogspot.it/p/about-n.html
https://www.facebook.com/Naffismassarutto?fref=ts
naffis@hotmail.com
bluesharp@alice.it
Interessante tuffo nelle sonorità del passato ci viene proposto dal duo composto da MARCO NAFFIS e GIANNI MASSARUTTO, una formazione di recente formazione che, appena affacciatasi al mondo musicale, si è immediatamente aggiudicata il lasciapassare per rappresentare l'Italia all'edizione targata 2013 dell'International Blues Challenge. E' cosi che poco tempo dopo inizia la raccolta del materiale sonoro che compone il CD che vi presentiamo. Alcuni pezzi composti da Naffis, altri portano la firma di Robert Johnson, Bill Broonzy, Mississippi Sheiks, nella tradizione musicale che ci riporta alla New Orleans nei primi anni del '900: il timbro caratteristico della chitarra resofonica, la voce calda e profonda di Naffis alla quale si aggiunge l'armonica di Massarutto, non semplice armonica, ma un timbro che diventa vera e propria voce essa stessa, a tratti grido di gioia (in particolare in No one) come pure urlo di dolore che pervade l'anima fino a condurla al turbamento. Turbamento che raggiunge l'apice in Hellhound on my trail, blues pervaso di quel tocco satanico che nel finale porta quasi al disagio. Molto interessante anche l'uso dell'armonica basso di Massarutto in Viola Lee Blues. Il morale torna alto in maniera decisa con 16 tons, alla quale segue un vero e proprio gioiello musicale, ovvero la track di chiusura a firma del due Naffis&Massarutto Mississippi Sunset, che, gustato, mentre si ammira la back cover del CD che offre i due che si incamminano lungo una railroad resa ancor più malinconica dal procedere con le mani in tasca, risulta essere una autentica "ciliegina sulla torta".
Ottimo lavoro.
Paolo Santini
 
 
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  PG Petricca"At Home"
 PG Petricca

Dalle terre a tratti ostili a tratti ospitali di Abruzzo viene uno dei più autentici bluesman nostrani; Pierluigi Petricca ha all’attivo una lunga gavetta che lo ha reso noto come anima del progetto Papa Leg, dapprima Blues Band e poi, in compagnia di Marco Tinari, semplicemente Papa Leg Acoustic Duo; At Home è una collezione di 10 tracce di 100% puro blues acustico, privo di qualsiasi contaminazione o concessione a manierismi di sorta; un disco che ha riferimenti in Son House, Charlie Patton, Mississippi Fred McDowell, RL Burnside, e si domostra tenace e autarchico; un disco che si alimenta di quella essenzialità e autosufficienza che solo il blues più sincero può garantire: un groove, un battere incessante, ed emozioni che una volta generate, prendono il volo per dissolversi nel tipico attimo fugace.
Good morning blues.
Gianandrea Pasquinelli
 
 
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  Are Jay "Blue Gloom"
SPOTIFY: Are Jay – Blue Gloom
YOUTUBE: AreJay
Nati nel 2012 come trio di cover rock blues acustico, la Band vira verso brani di propria composizione, pur non disdegnando il ritorno alle cover dalle quali sono partiti. RICKY FERRANTI (voce, chitarra, mandolino, banjo, stelle guitar e dobro), JAMES CASSONI (voce,chitarra e armonica), ANDREA ZETTI (voce, percussioni e Cajon): questi i componenti del trio ARE JAY, che vi presentiamo nel loro progetto BLUE GLOOM, CD che potete degustare direttamente sul loro canale di YouTube. Un lavoro di atmosfera profonda, che spazia da brani in stile "buskers" (It's now or never, Your love will grow) a pezzi decisamente più d'effetto (I'm waiting, When you feel alone). Come per loro stessa definizione, troviamo un interessante mix di vari stati d'animo che rendono il lavoro al tempo stesso piacevole ed intrigante.
Avvincente
Paolo Santini
 
 
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Corey Harris "Live ! From the Turtle Island"
blues-boulevard records

Prosegue il sodalizio di Corey Harris con la meritoria etichetta Blues Boulevard, ormai unico stabile veicolo di diffusione in europa delle varie sensibilità che ruotano intorno al genere blues. Corey Harris non ha bisogno di presentazioni; chitarrista e cantante, laureato, artista curioso e brillante; caratteristiche che gli hanno fatto guadagnare un deciso credito da parte di pilastri del genere, Ali Farka Tourè e Taj Mahal; Martin Scorzese lo ha voluto quale voce narrante e artista nel film Feel like going home; la Fondazione MacArthur nel 2007 lo ha incluso tra i vincitori del Genius Award per l’originalità e le potenzialità delle sue proposte musicali; Harris `resta innegabilmente un musicista non etichettabile, imprevedibile e originale; in questo suo attuale progetto, registrato live, decide di esplorare la musica Caraibica con una certa predilezione per i tempi in levare tanto cari agli amanti del Reggae Giamaicano; una concessione al blues canonico è Catfish e la traccia finale A Blues. Un artista unico colto in una fase esplorativa di transizione, in perenne ricerca della essenza delle declinazioni della musica AfroAmericana.
Gianandrea Pasquinelli

 
 
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Innes Sibun "Blues Transfusion"
blues-boulevard records

Rimasto folgorato dall’ascolto di Live at the Regal, uno dei più classici album di BB King, Innes Sibun decide di dedicarsi allo studio della chitarra, e trascorso un numero congruo di anni al servizio del senor blues, i risultati sono evidenti. Sibun ha trascorsi di tutto rispetto; un album d’esordio prodotto dal mitico Mike Vernon, un tour mondiale come chitarrista di Robert Plant, e tantissimi palchi per l’europa e il nordamerica; Blues Transfusion è un godibilissimo album di blues; dotato di una maturità espressiva elevatissima, di un canto rilassato, mai forzato e di quel gusto troppo spesso cercato (che gli consente di passare da atmosfere stile Diving Duck in Old time used to be, con in evidenza un efficace mandolino, allo slow torrenziale stile J. Winter in Blues for Sherman), Sibun convince sia quando spinge sull’accelleratore del blues-rock (One of these Days) e sia quando decide di creare ballad strumentali di atmosfera (Stari Most). Un disco carico di sensazioni, privo di inutili eccessi o facili protagonismi.
Gianandrea Pasquinelli

 
 
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Free Nelson MandoomJazz "Awakening Of A Capital"
RareNoiseRecords

A breve distanza temporale dall’uscita del doppio EP “The Shape Of DoomJazz To Come/Saxophone Giganticus” il trio scozzese Free Nelson MandoomJazz ritorna con un album di esordio, Awakening Of A Capital sempre su RareNoiseRecords. Free Nelson MandoomJazz al secolo Rebecca Sneddon al sax, Colin Stewart al basso e Paul Archibald alla batteria, nell’anno trascorso hanno partecipato a numerosi Festival importanti, quali il Match&Fuse London Festival e il Berliner JazzFest in Autunno, quest’ultima su invito diretto dell’allora direttore artistico Bert Noglik. Il nuovo album, il cui titolo è un omaggio alla registrazione seminale del compositore, pittore futurista Luigi Russolo “Risveglio di una Città” (Da “Die Kunst der Geräusche”, 1913) continua a sviluppare l’originale nesso stilistico e di generi da loro inventato e battezzato, il “Doom Jazz”. Registrato a Glasgow, missato in Italia da Eraldo Bernocchi e masterizzato negli Stati Uniti da Mike Fossenkemper, Awakening Of A Capital propone 8 tracce in cui si mescolano molteplici elementi stilistici, in parte con chiari riferimenti di Free Jazz e Jazz Noise in tensione fra Sun Ra, Ornette Coleman e Brotzmann, e in parte con richiami allo stoner rock / doom degli anni 80 e 90, con riff monocordi di basso a delineare il groove del brano; infine non sono estranei anche elementi progressive, che ricordano, nelle improvvise aperture melodiche, i King Crimson e i Van der Graaf Generator. Un esordio che lascia ben sperare.
Gianandrea Pasquinelli

 
 
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Spin Marvel "Infoldings"
RareNoiseRecords

Spin Marvel sono un gruppo di jazz elettrico / progressive gravitante intorno al batterista inglese Martin France, già partner di Django Bates, Evan Parker, Kenny Wheeler, Lee Konitz, Dave Holland, Arild Andersen, e Ralph Towner; Infolding è il terzo lavoro dei Spin Marvel e viene stampato da RareNoiseRecords. L’album comprende sei tracce in cui viene declinato il progetto stilistico del gruppo; costruire paesaggi sonori che descrivono atmosfere, scenari ora sereni ora inquietanti, costantemente in bilico tra musica d’ambiente e free-jazz acido e ortodosso. Compagni di strada di Martin France in quest’avventura sono il bassista Inglese Tim Harries (in passato bassista negli Earthworks di Bill Bruford), lo scultore sonoro Norvegese Terje Evensen, il produttore / batterista Emre Ramazanoglu e l’innovatore della tromba elettrica Nils Petter Molvaer. Tuesday’s Blues è un blues descrittivo, delimitato da un impianto poliritmico che richiama Elvin Jones e dove la tromba di Molvaer urla consonanti astratte e spaziali. Il materiale grezzo di Infolding nasce da una sessione di registrazione di quattro ore per la radio BBC, poi trattata, stratificata e missata dal produttore Emre Ramazanoglu. Non per tutti.
Gianandrea Pasquinelli

 
 
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Davide Pannozzo "A Portrait of Jimi Hendrix"
www.davidepannozzo.com
www.facebook.com/davidepannozzomusic
www.twitter.com/davidepannozzo
http://it.youtube.com/user/bluesbreaker83

Un palmares di tutto rispetto accompagna DAVIDE PANNOZZO, vocalist e chitarrista con tecnica da vendere. Dopo il diploma in chitarra classica conseguito presso l'Accademia di S. Cecilia è innegabile che Davide non metta a frutto le sue doti musicali, grazie alle quali collabora in RAI con personaggi del calibro di Pippo Caruso, Nicola Piovani e Franco Piersanti.
Non per tirare acqua al "nostro" mulino, ma la radice blues rimane quella che, come molti ritengono, apre all'universalità musicale. Universalità nella quale Davide si getta a capofitto, guadagnandosi il paragone con il sound di Jeff Beck e David Gilmour.
Venenedo alla sua ultima produzione A PORTRAIT OF JIMI HENDRIX, Pannozzo traccia un personalissimo ritratto di questa compianta icona delle "sei corde":ogni "pennellata" pare quasi un tributo non solo a Hendrix, ma anche a tutti quei chitarristi che hanno contribuito a far spiccare la sua personalità. Sbuca anche quel George Benson, col quale Davide ha avuto occasione di esibirsi.
Manca forse qualche grande stella...?
Tornando al CD, quinto della serie, contiene otto tracce, alcune delle quali inevitabili classici - LITTLE WING su tutte, nella quale Pannozzo si prodiga per oltre dodici minuti in un crescendo di notevole spessore, ma cnhe una personalissima quanto originale versione di HOOCHIE COOCHIE MAN, poco legata a Hendrix, ma comunque ben inserita nella compilation.
Dischi come questo non stancano mai.
Paolo Santini

 
 
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Reverend Rusty "Struggle "
www.reverendrusty.com
www.facebook.com/reverendrusty
Il 2014 volge al termine e le produzioni musicali degne di menzione abbondano. E' il caso dell'ultima creazione di RUSTY STONE alias REVEREND RUSTY che con il suo CD STRUGGLE offre un valore aggiunto al suo lavoro. Quattordici tracce che si aprono con l'emblematica "Intro" e affidano alla nostalgica e dolce "Cooder" (dedicata perlappunto a Ry Cooder) i saluti finali da porgere all'ascoltatore. E all'interno di questi immaginari confini troviamo la sua visione musicale, fatta di blues carico di contaminazioni pop e rock, senza dimenticare anche qualche ballad (come, ad esempio, "Low Down Blues") cariche di pathos d'oltreoceano.
Ma quello che abbiamo definito "valore aggiunto" è rappresentato dai testi appartenenti ad ogni brano, nei quali Reverend Rusty torna alla cellula primaria del Blues: praticamente tutte le song sono imperniate attorno al feeling triste ereditato dalla servile condizione dei primi field holler, che, trasposto ai giorni nostri, racconta un po' l'umana miseria che solo in apparenza il benessere e il progresso dei tempi moderni danno l'illusione di aver debellato.
Insieme a Rusty, ottimo chitarrista, mandolinista nonchè voce solista, troviamo Mr. C.P. al basso ed cori, e AL WOOD alle percussioni e ai cori.
L'esperienza musicale di trent'anni di carriera, cinque CD e un DVD, concerti Live che arrivano anche alla durata di tre ore, completano il quadro di un artista del quale abbiamo fatto volentieri conoscenza.
Eccellente
Paolo Santini

 
 
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